L'impatto ambientale ci sta davvero a cuore, anzi, diciamo che è stata la leva principale che ha dato il via a tutto. E' proprio per ricercare una vita agricola, di economia circolare e di comunità alternativa e sostenibile che è nata la realtà del Bosco delle Galline Volanti.

Ma vediamo nel dettaglio i nostri sforzi per un mondo migliore.

AGRICOLTURA NATURALE

  • coltiviamo seguendo tecniche agronomiche naturali come l'agricoltura sinergica
  • utilizziamo varietà locali, resistenti, antiche ma anche innovative per selezionare nuove specie che si possono adattare ai cambiamenti climatici in atto
  • non utilizziamo mezzi agricoli pesanti ma preferiamo attrezzature manuali
  • cerchiamo di rinforzare le difese immunitarie delle piante per intervenire il meno possibile sulle patologie, per esempio con l'utilizzo di micorrize, propoli o alghe diserbiamo a mano
  • operiamo seguendo la progettazione parmaculturale, per approfondire l'argomento leggi di più sull'agricoltura sinergica e la permacultura


EDUCAZIONE AMBIENTALE e NUOVE COMUNITA'

  • nell'ambito della fattoria didattica, abbiamo sfruttato un bando PSR europeo (M 6.4.2 Regione Piemonte) per realizzare un piccolo museo sulla fertilità del suolo che si chiama Nhumus che è un acronimo per New human are us, ovvero la nuova umanità che si prende finalmente cura del luogo in cui vive non sono le generazioni future ma siamo noi, dobbiamo essere noi ad agire se vogliamo dare speranza alle generazioni successive. Vai al sito del museo Nhumus museo sulla fertilità del suolo
  • facciamo parte del circolo MDF di Alba, ovvero il movimento per la decrescita felice che è promotore di una rivoluzione culturale secondo la quale qualità è meglio di quantità, il proprio bene è il bene comune e la propria gioia sta nella gioia condivisa. Scopri di più sul MDF
  • ci siamo fatti promotori di una piccola rete di aziende agricole locali di cui siamo i capofila, la rete si chiama "i giusti fattori", unendo le forze si possono fare progetti più ampi e creare legami di comunità sia con i produttori che con gli abitanti del luogo.
  • abbiamo ideato il progetto Agrisalute che è un servizio che semplifica la fruizione di una sana alimentazione. Lo scopo primario è quello di raggiungere obiettivi di salute attraverso un programma alimentare che integra alle indicazioni medico/nutrizionali un servizio di consegna di pasti sani e controllati preparati con materie prime a km0 da aziende agricole locali. 

LOGISTICA

  • il nostro furgoncino aziendale è a Metano per ridurre le emissioni di CO2
  • i nostri clienti possono abbonarsi alla consegna di cassette di verdura e prodotti agricoli che vengono consegnate ogni 15 giorni in modo da organizzare al meglio i percorsi delle consegne ed evitare troppi spostamenti.

EDILIZIA

  • per la ristrutturazione dei locali a Barolo che ora sono diventati il negozio, il ristorante e le sale didattiche del Nhumus, sono state scelte le migliori tecnologie ad oggi disponibili per il risparmio energetico
  • parte dei locali sono stati ricavati in un'area semi-interrata che garantisce un ottimo e costante isolamento
  • i pavimenti sono in bamboo, un materiale altamente sostenibile e naturale
  • riscaldamento e raffrescamento dei locali sono gestiti da una pompa di calore

SALA e CUCINA

  • tovaglioli, asciugamani, e carta igienica utilizzati sono di carta riciclata
  • in cucina cerchiamo di seguire la filosofia del no spreco, ogni anno aderiamo all'iniziativa "Tempi di Recupero" che è dedicato alla lotta allo spreco alimentare e al recupero a tavola, il progetto ha anche un intento benefico, parte dei fondi raccolti saranno destinati a due progetti no-profit, Food for Soul e Food for Change. Nella settimana dell'evento in particolare, ma anche durante il resto dell'anno nel nostro ristorante potrete gustare i piatti studiati in base ai principi del recupero, all'utilizzo di ingredienti meno nobili e alla rievocazione di piatti antichi della memoria. Ecco il link al sito https://www.tempidirecupero.it/

La permacultura è un metodo per progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali.
Il metodo della permacultura è stato sviluppato a partire dagli anni settanta da Bill Mollison e David Holmgren attingendo da varie aree quali architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia.

Il termine "permacultura" deriva dall'inglese permaculture, una contrazione sia di permanent agriculture sia di permanent culture dal momento che, secondo il coniatore del termine Bill Mollison: "una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un'etica dell'uso della terra".

Il metodo della permacultura si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni ottanta.
Nel 2002 si stima che siano state formate alla progettazione in permacultura oltre 100000 persone in tutto il mondo. La formazione prevede generalmente un corso intensivo teorico/pratico di due settimane dove, oltre ai fondamenti comuni del metodo, vengono insegnate le tecniche più adatte agli ecosistemi locali.

Tutti i progetti di permacultura differiscono nelle tecniche adottate ma hanno in comune una base etica e delle linee guida comuni.
Cura della terra, ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali. Secondo Holmgren il miglior modo per prendersi cura della terra è ridurre i propri consumi.
Cura degli esseri umani, anche se rappresentano una minima parte nella totalità dei sistemi viventi. Viene valutato di fondamentale importanza soddisfare bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.
• Limitando il consumo ai bisogni fondamentali è possibile condividere le risorse in eccesso in modo equo con tutti.

Principi

David Holmgren sintetizza i principi alla base della permacultura in dodici punti.
1. Osserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda) Osservare il paesaggio e i processi naturali che lo trasformano è fondamentale per ottimizzare l'efficienza di un intervento umano e minimizzare l'uso di risorse non rinnovabili e tecnologia. L'osservazione deve essere accompagnata dall'interazione personale.
2. Raccogli e conserva l'energia (prepara il fieno finché c'è il sole) Raccogliere e conservare l'energia è alla base di tutte le culture umane e non. Per energia si intende tutto ciò che può essere immagazzinato e/o mantenuto in buono stato e che è fondamentale per la sopravvivenza di una cumunità/cultura. Esempi: cibo, alberi, semi.
3. Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto) Assicurarsi che ogni elemento del progetto porti una ricompensa utile.
4. Applica l'autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione) Applicare l'autoregolazione per evitare che controllori di livello superiore siano costretti ad intervenire per riequilibrare una crescita incontrollata. Impara a riconoscere e accettare il feedback fornito dalla comunità o, più in generale, dalla natura.
5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura faccia il suo corso) Gestire le risorse che si rinnovano e rigenerano in modo continuo senza un apporto esterno in modo che assicurino una continua resa. Allo stesso modo valorizzare i cosiddetti servizi rinnovabili, ovvero i servizi apportati da piante, animali, suolo e acqua senza che questi siano consumati nel processo.
6. Non produrre rifiuti (Il risparmio è il miglior guadagno)(Un punto in tempo ne salva cento) Assicurarsi che i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.
7. Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta) Bisogna imparare a dare uno sguardo d'insieme prima d'immergersi nel dettaglio. Utilizzare soluzioni progettuali derivate da modelli osservati in natura.
8. Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro più leggero) Integrare ogni elemento progettuale all'interno del sistema in modo che si sostenga a vicenda con gli altri elementi.
9. Piccolo e lento è bello (più sono grandi e più fanno rumore cadendo) Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere di quelli grossi e veloci, fanno un miglior uso delle risorse e producono in maniera più sostenibile.
10. Usa e valorizza la diversità (non mettere tutte le uova in una sola cesta) Valorizzare la diversità animale e vegetale. La diversità riduce i rischi derivanti dalla gran parte delle minacce: l'ammalarsi di una specie di pianta non è la fine del raccolto. Inoltre la diversità aiuta a beneficiare dell'unicità di ogni territorio.
11. Usa e valorizza il margine (non pensare di essere sulla giusta traccia solo perché è un sentiero molto battuto) Progettare le forme delle zone di confine in modo da sfruttarne il più possibile le caratteristiche: il limite tra due sistemi diversi è il posto dove accadono le cose più interessanti. Queste zone sono spesso le più produttive in quanto possono utilizzare le caratteristiche di sistemi diversi. Un esempio dello sfruttamento dei margini è rappresentato dal sistema di canali argini “chinampa”, utilizzato tradizionalemente in Messico e Tailandia.
12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna vedere le cose non solo per come sono ma anche per come saranno) Sfruttare i cambiamenti a proprio favore; questo presuppone l'osservare attentamente i segni che li precedono e intervenire in tempo.

Coltivazioni

Come tutte le soluzioni pratiche adottate in permacultura, anche i metodi di coltivazione variano a seconda del contesto culturale e ambientale. Tutti i metodi utilizzati hanno però in comune l'obiettivo di tutelare il terreno e di ripristinarne naturalmente la fertilità. Alcune tecniche comunemente utilizzate sono l'agricoltura naturale di Fukuoka[7], l'agricoltura sinergica e l'agricoltura biodinamica.
Molto diffuso è anche l'uso di sistemi agroforestali perenni in policoltura chiamati foreste alimentari. In questo tipo di coltivazione viene mimato il modello tridimensionale di sviluppo delle piante in un bosco per creare un sistema produttivo. Pioniere di questa tecnica fu Robert Hart, che creò la prima foresta alimentare in permacultura presso Wenlock Edge, Shropshire, Inghilterra.

Si deve a lui infatti la divisione a strati che caratterizza questa tecnica:

1. strato di copertura composto dalle chiome degli alberi da frutto
2. strato di bassi alberi da frutta o da noci
3. strato di cespugli da frutta come ribes o lamponi
4. strato di verdure ed erbe perenni
5. strato di copertura del terreno con piante commestibili che si diffondono orizzontalmente
6. strato sotterraneo dove si trovano radici e tuberi
7. strato verticale di viti o piante scalatori

Animali

Nella maggior parte dei progetti di permacultura gli animali svolgono più di una funzione e si integrano con gli atri elementi. Uno dei concetti più usati è ad esempio il trattore di galline, ovvero lasciar razzolare libero o in apposite strutture mobili il pollame per mantenere la vegetazione ad un livello basso.

L'azienda agricola il Bosco delle Galline Volanti è capofila della rete "i giusti fattori". Abbiamo infatti pensato di costituire una piccola rete di imprese (una decina di aziende per iniziare).  L'idea è quella di coinvolgere tutte quelle attività che possano costituire un paniere pressochè completo: produttori di verdura, frutta, nocciole, formaggi, latticini, pane e farine, vino, miele, uova, carni e i rispettivi trasformati.

ELENCO DELLE AZIENDE PARTECIPANTI

Preparazione del terreno

La prima operazione per la creazione di un orto sinergico è la realizzazione di bancali (o aiuole rialzate) con terreno scavato in loco. Dopo questa preparazione il terreno non dovrà più essere lavorato. I bancali costituiscono un elemento fondamentale dell'orto sinergico poiché aiutano ad aerare il suolo compattato. Il terreno dei bancali non verrà mai più schiacciato e compattato poiché si utilizzeranno gli appositi passaggi per accedere ad essi . I bancali possono essere realizzati in forme e dimensioni diverse; l'importante è poter arrivare al loro centro senza rischiare di calpestare il terreno del bancale; se si vuole utilizzare la fertilità spontanea del suolo è indispensabile non compattarlo . La larghezza consigliata dei bancali è di 120 cm; per la lunghezza non ci sono limiti ma è consigliabile realizzare dei passaggi ogni 4 – 8 metri; l'altezza dei bancali va da 10 a 50 cm ma quella ottimale è di 30-40. La larghezza consigliata dei passaggi tra un bancale e l'altro è di 50-60 cm, in modo da poter passare con una carriola. La forma dei bancali può essere rettilinea, curva o a mandala purché si rispettino i rapporti tra larghezza e altezza dei bancali.

Irrigazione

Nell’orto sinergico il metodo migliore di irrigazione è il sistema goccia a goccia usando tubi di polietilene da 12 a 16 mm di diametro, fissati permanentemente al suolo con filo di ferro grosso piegato ad U, sotto lo strato di pacciamatura, sulla sommità del bancale.
Nei tubi si fanno buchi di 1,5 - 2 mm di diametro ogni 20-30 cm, con una pinza foratubi o con un chiodo fissato su un legno e arroventato sulla fiamma di una candela. Il sistema goccia a goccia consente di risparmiare acqua ed evitare i problemi conseguenti alla bagnatura della parte aerea delle piante

Pacciamatura

La pacciamatura dei bancali costituisce uno degli elementi fondamentali dell'orto sinergico. La pacciamatura è un sostituto artificiale del manto di foglie ed erbe che copre i terreni allo stato naturale ed ha la funzione di:
- proteggere il suolo dal compattamento e dal dilavamento per opera della pioggia e del vento (o di un'irrigazione non idonea) e dall'azione eccessiva del sole,
- ridurre la perdita di umidità permettendo di risparmiare sull'irrigazione,
- facilitare la colonizzazione e lo sviluppo di lombrichi, della microfauna in generale e di microrganismi nello strato superficiale del terreno,
- proteggere dal gelo le poche specie d'ortaggi che sopravvivono al freddo,
- controllare la diffusione di specie indesiderate.

In primavera occorre "aprire" la pacciamatura soltanto negli spazi dove si procederà alla semina o ai trapianti e ciò si farà uno o due giorni prima, in modo che il suolo possa scaldarsi e usufruire dei raggi del sole. Successivamente la pacciamatura sarà tenuta rada e ben arieggiata finché le piantine non saranno cresciute. Solo quando il calore estivo avrà scaldato il terreno, si intensificherà la pacciamatura con un buono strato che lo proteggerà dal sole cocente, dall'evaporazione e dalla siccità. In autunno il processo di degrado della pacciamatura accelera ed essa si integrerà nel terreno costituendo un compost di superficie. Nel frattempo i residui aerei delle piante non raccolti, andranno ad aumentare il manto pacciamante per l'inverno. La pacciamatura deve essere biodegradabile poiché degradandosi si trasforma in compost. La cellulosa della paglia (da coltivazione biologica) è eccellente perché permette lo sviluppo di miceli e di batteri benefici per la coltivazione degli ortaggi . Ma sono anche utilizzabili altri materiali quali foglie (escludendo gli aghi delle conifere), residui vegetali di altre piante erbacee (senza semi), residui di potatura triturati, lana di pecora, segatura, cartone per alimenti, ... Anche i passaggi, vanno coperti con la pacciamatura per evitare ai bancali di perdere umidità dalle sponde. Inoltre se lo strato di pacciamatura nei passaggi è spesso non crescono piante spontanee e si evita l'imbrattamento delle calzature in ogni stagione. In siti e periodi particolarmente ventosi è opportuno bagnare la paglia appena messa per impedire che voli via.

Semine e trapianti

Nell'orto sinergico è importante programmare bene semine e trapianti per assicurare una copertura costante dei bancali in ogni periodo dell'anno con piante per l'alimentazione, aromatiche, ornamentali e officinali. La presenza contemporanea di piante di varie famiglie nello stesso bancale garantisce che non si corra il pericolo di infezioni e infestazioni come nelle monocolture. Per avere la sinergia ottimale dovranno essere presenti piante appartenenti ad almeno tre famiglie diverse tra cui:
- almeno una Leguminosa (fagioli, fave, fagiolini, piselli, ceci, lenticchie); le leguminose, grazie ad un batterio che cresce nelle loro radici, hanno la capacità di fissare l' azoto atmosferico nel suolo (principale nutrimento di tutte le piante).
- almeno una Liliacea (aglio, cipolla, porro, scalogno) nelle fasce perimetrali dei bancali; le liliacee tengono lontani i batteri e i nematodi per le loro caratteristiche chimico- biologiche

Consociazioni - sinergia tra le piante

E' ampiamente dimostrato che, oltre alla successione delle piante, ha un'influenza notevole la loro vicinanza. Sembra che ciò succeda per mezzo di sostanze secrete dalle loro radici o di sostanze odorose. La consociazione tra piante è utile per:
- occupare meglio lo spazio sia in profondità (grazie a sistemi di radici complementari) sia in altezza o orizzontalmente (es.: spinacio con altre verdure);
- per sfruttare meglio lo spazio si possono consociare specie a ciclo breve e specie a ciclo lungo (es.: ravanello con carota, cavolo con lattuga);
- il terreno viene così utilizzato al meglio e risulta dunque più produttivo, meglio coperto e meno soggetto all'invasione di erbe spontanee;
- utilizzare al meglio l'azoto atmosferico fissato dalle specie leguminose che viene liberato nel terreno man mano che si decompongono le loro radici (es.: mais con fagiolo);
- sfruttare l'effetto protettivo nei confronti delle malattie o repulsivo nei confronti degli insetti fitofagi per certe specie. (es.: rafani con nocciolo, carota con porro o cipolla)

Il Bosco delle galline Volanti è la risposta alla necessità di un nuovo modello di azienda agricola.

Sperimentiamo nel nostro ORTO-BOSCO tecniche di agricoltura naturale come l'Agricoltura Sinergica anche detta l’agricoltura del non fare, nel senso che, coscienti di quello che accade nel sottosuolo, cerchiamo di rispettare quelle interconnessioni così complesse e delicate che stiamo imparando a conoscere e decifrare solo con le ultime ricerche scientifiche, quindi il non fare significa non alterare e non forzare.

La rivoluzione sta nel non arare, non smuovere la terra e non concimare! Diamo per scontato che non si usano pesticidi ma attente consociazioni tra piante e al massimo qualche decotto.

L'agricoltura sinergica si basa su quattro principi per realizzare la forma di agricoltura più in armonia con la natura e non inquinante.

1) Minima lavorazione del suolo, poiché la terra, in parte, si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici e l’attività di microrganismi, insetti, lombrichi e altri piccoli animali

2) Nessun concime chimico, poiché il suolo se solo accompagnato da sostanze che favoriscono le naturali difese, conserva e aumenta la propria fertilità

3) Nessun diserbo, perché le erbe indesiderate vanno solamente controllate ma non eliminate del tutto, possono invece essere l'abitat per specie amiche e fungere da "parafulmine" per quelle nocive

4) Nessuna monocoltura, poiché se la natura viene lasciata esprimersi in tutte le sue forme tenderà a sviluppare equilibrio tra le specie.

Vogliamo essere un campo di ricerca attraverso la collaborazione con istituti e università, per trovare queste interconnessioni e sinergie tra piante e tra piante e animali con l'obbiettivo di sviluppare un ecosistema che si auto mantiene in equilibrio, questa è la sfida: sviluppare modelli resilienti. Creare un nuovo modello da applicare alle tantissime piccole realtà contadine che costituiscono un importantissimo patrimonio territoriale, di produzione di eccellenze e di creazione di turismo.

I frutti di questo ORTO-BOSCO seguono la filiera corta essendo per lo più trasformati e venduti direttamente in azienda andando quindi incontro alle nuove richieste di mercato: Km0, ecologia, sostenibilità, sociale.

Chi verrà nel nostro agriturismo, i bambini che visiteranno l’orto o che gusteranno le notre agrimerende, chi parteciperà ai nostri corsi, chi assaggerà i nostri prodotti avrà impresso nel profondo questo senso di interconnessione con tutte le cose e, si spera, porterà a casa un po’ più di riguardo per qualsiasi cosa o persona, pianta o animale perché, in un modo o nell’altro è a noi connessa.

L'agricoltura sinergica si basa su quattro principi per realizzare la forma di agricoltura più in armonia con la natura e non inquinante.

1) Nessuna lavorazione del suolo, poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici e l’attività di microrganismi, insetti, lombrichi e altri piccoli animali

2) Nessun concime chimico né composto preparato, poiché il suolo lasciato a se stesso conserva e aumenta la propria fertilità

2) Nessun diserbo, perché le erbe indesiderate vanno solamente controllate ma non eliminate

4) Nessuna dipendenza dai prodotti chimici, poiché se la natura viene lasciata a se stessa resta in perfetto equilibrio.


L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato a partire dagli anni ’80 dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip (1938-2003) adattando al clima mediterraneo i principi dell’agricoltura naturale estrapolati dall’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008).

La stessa Emilia Hazelip ha definito l’agricoltura sinergica come “la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute, perché lavora con le dinamiche di fertilità naturali del suolo. In sostanza ciò significa che il suolo migliora e poi mantiene la sua fertilità se un certo numero di piante vengono piantate densamente in esso e se si usa la pacciamatura per “imitare” lo strato di foglie e compost che si forma spontaneamente in natura".

Sin dagli anni ’30 del secolo scorso Fukuoka ha concretamente sperimentato e dimostrato che l’agricoltura può essere praticata rispettando la dinamica degli organismi viventi che si trovano naturalmente nel suolo in modo che le piante possano sintetizzare e convertire gli elementi ad esse necessari. L’agricoltura tradizionale crede invece che se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo altrimenti quest’ultimo si impoverisce.

In sintesi, le piante sono accusate di sottrarre fertilità al suolo ma ricerche compiute da vari microbiologi a partire dagli anni ’70 hanno confermato quanto intuito da Fukuoka:

durante la vita di una pianta, fino al 25% dell’energia prodotta con la fotosintesi (sotto forma di composti di Carbonio fabbricati nelle foglie) viene da essa persa nel suolo sotto forma sia di essudati sia di cellule morte; questi composti sono fonte di energia per i microrganismi che proliferano nella rizosfera (il suolo a contatto con le radici) e che sono responsabili della mobilitazione di nutrienti dal suolo necessari per le piante . Mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri essudati radicali, i residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a microrganismi, batteri, funghi e lombrichi. Piante e microrganismi instaurano quindi interazioni reciprocamente vantaggiose. Purtroppo molte pratiche agricole tradizionali ostacolano queste interazioni causando dei problemi di approvvigionamento degli elementi necessari alle piante e aumentando l'incidenza di patologie. Per illustrare più in dettaglio le interazioni tra piante e microrganismi nella rizosfera, Emilia Hazelip ha utilizzato principalmente il lavoro pubblicato nel 1977 dal microbiologo australiano Alan Smith di cui si riporta di seguito uno stralcio della traduzione. " Come fa la pianta a trarre vantaggio dalla perdita di composti nel terreno vicino alle radici? Per la maggior parte, questi composti sono fonti di energia per i microrganismi che proliferano nella rizosfera. Questi microrganismi si moltiplicano così intensamente che vuotano d'ossigeno i moltissimi micrositi nella rizosfera. Così si sviluppano degli organismi anaerobici. Lo sviluppo di questi micrositi anaerobici ha una grande importanza per il mantenimento del vigore e della salute delle piante. La nostra ricerca mostra che l'etilene, un semplice composto gassoso, viene prodotto in questi micrositi anaerobici . Inoltre l'etilene funge da regolatore critico dell'attività dei microrganismi del suolo: agisce sull'intensità del rinnovamento della materia organica, sul riciclaggio dei nutrienti delle piante e interviene smorzando gli effetti delle malattie provenienti dal suolo. Le concentrazioni di etilene nell'atmosfera del suolo eccedono raramente una a due parti per milione. L'etilene non uccide i microrganismi del suolo, ma li rende inattivi temporaneamente. Quando le concentrazioni di etilene calano, l'attività microbica rinasce. L'etilene del suolo viene prodotto in quello che si chiama il ciclo Ossigeno – Etilene : inizialmente i microrganismi proliferano sugli essudati delle piante ed eliminano l'ossigeno dei micrositi del suolo. L'etilene viene prodotto dentro questi micrositi e diffuso intorno, rendendo inattivi i microrganismi del suolo senza ucciderli . Quando avviene ciò, la richiesta di ossigeno diminuisce, e questo riempie i micrositi bloccando o riducendo fortemente la produzione di etilene. Così i microrganismi possono riprendere la loro attività. Le condizioni favorevoli alla produzione di etilene sono quindi ricreate e il ciclo si ripete. Nell'atmosfera dei suoli imperturbati (non lavorati) come quelli delle praterie e delle foreste, l'etilene può essere continuamente rilevato, indicando come il ciclo Ossigeno – Etilene si produca efficacemente. Al contrario, le concentrazioni di etilene nei suoli agricoli sono estremamente deboli o addirittura nulle. Si può quindi constatare che l'etilene ha un ruolo importante sulla popolazione microbica del suolo. È ben dimostrato come negli ecosistemi naturali, dove esista un rinnovamento lento ed equilibrato della materia organica ed un riciclo efficace dei nutrimenti, le malattie provenienti dal suolo siano insignificanti. "