Finalmente iniziamo i lavori veri e propri sul campo, dopo mesi di progettazione su carta e pc, adesso tocca “sporcarsi le mani”. Mio fratello Davide è stato fondamentale per questa prima operazione e, il bello è che, alla fine anche lui era più che soddisfatto nonostante all’inizio mi avesse presa per pazza quando gli ho detto che avrei voluto recintare l’orto, mi ha risposto :<< ma dove si è mai visto un orto recintato!>>

Forse qui in Langa ce ne sono meno recintati, qui e là spuntano orticelli casalinghi tra i filari, ma che io sappia qualsiasi orto che si rispetti ha la sua recinzione.

Abbiamo recuperato vecchi pali tolti dai vigneti durante la loro risistemazione, quelli più grandi, ormai azzurri per il verderame, spaccati dai segni del tempo hanno un certo fascino, sono davvero vecchi avranno almeno 40/50 anni, chissà quante cose hanno visto perché alcuni provengono dalla vigna Giachini all’Annunziata, la vigna appartenuta al vescovado di Alba.

Abbiamo utilizzato una trivella collegata al cingolo per i buchi dei pali più grandi, piantati ogni 8 metri e le “manine” che se ti pinzano ti spappolano una mano senza nemmeno accorgersene, per piantare quelli più piccoli tra i due grandi, quindi c’è un palo ogni 2 metri, messi davvero a regola d’arte grazie all’esperienza di Davide che di pali ne ha piantati davvero tanti per i filari dei vigneti.

Posso dire di avere la recinzione vintage più professionale della zona ;)

E’ davvero bello vedere tre lati delimitati: l’idea sta prendendo forma! Per ora ho deciso di non recintare il lato che dà sulla nostra vigna di Chardonnay, è bello vedere l’orto che confina direttamente con i filari, è come un anfiteatro in cui le viti sono centinaia di spettatori che guardano attente e silenziose il formicolare umano che si affatica nel costruire i propri sogni.