L'altro ieri sono andata a trovare Paolo Pellegrino per vedere il suo progetto "l'Albero Volante" che si trova a Villar Pellice, anche perchè la Valle Pellice non la conoscevo. Nomen omen o meglio cognomen omen, perchè anche Paolo lo vedo bello impegnato nel suo pellegrinaggio di transizione tra una vita conosciuta, più tradizionale e una fatta di sacrifici per staccarsi da un certo mondo che non ci dà spazio, che ci ruba il tempo e le energie senza darci arricchimento in cambio.


E l'immagine del pellegrino mi sembra proprio adatta un pò a tutti quei sani visionari che si incamminano in questa avventura non priva di intoppi, alle volte burocratici, alle volte prettamente fisici, più raramente psicologici, un vero e proprio viaggio alla scoperta dei propri limiti attraverso un rapporto molto più diretto con la natura.

E rivedo molti amici che ho conosciuto negli ultimi anni in questa umanità raminga, che vuole diventare stanziale in un bosco sperduto, quasi a sfidare le mollezze del tempo moderno, che vuole provare a vivere in completa autonomia, che si rifiuta di rimanere in una superficialità consumistica e rinnega i bisogni indotti.
E mi viene da chiedermi se questi siano corsi e ricorsi della storia o se qualcosa sta davvero cambiando, sono estremi di mode, pur riconoscendo tutta la buona fede e la forza di volontà necessaria, o sono lo sfogo di persone che, giustamente, rifiutano una società profondamente anonima che tende ad appiattire e ottundere i nostri sensi e pensieri?

Facebook ha un algoritmo per cui tende a proporti post, gruppi ed amicizie che in qualche modo riecheggiano i tuoi interessi, ti seduce con quello che vuoi sentirti raccontare e così, dopo qualche mese a confrontarmi tra i vari rimedi contro le cimici e qualche tentativo di progettazione permaculturale, andando qui e là a conoscere realtà simili alla mia, capita di mettere la testa fuori dagli orti, e il modo a che punto è?
Ma come, non stavamo parlando tutti di autofertilità del terreno e fitodepurazione...? Eppure no, c'è sempre la Defilippi con uomini e donne. Ma non mi avevi invitato ad un raduno di canti spirituali e tamburi tibetani? E no, ti distrai un attimo e la gente si implacca contro un palo a caccia di pokemon-go??
Dov'è che vivo io? Stanno crescendo le realtà come "l'albero Volante" o è pura illusione? C'è una nuova coscienza ecologista o siamo un eco degli hippie degli anni 60?
Guardi all'estero e trovi: Permaculture Design Program - Department of Horticulture - College of Agricultural Sciences at Oregon State. Ma anche da noi, all'università di Bologna trovi: Corso di alta formazione in Agricoltura Biologica: coltivazione, ambiente e aspetti nutrizionali.
E poi scopri che esiste l'ecofascismo che è la corrente di estrema destra dell'ambientalismo, (molti importanti gerarchi nazisti del Terzo Reich, come Hermann Goering, erano anche ambientalisti). Mira a migliorare l'ambiente con mezzi autoritari e anti-democratici, abolendo strutture inquinanti e favorendo energie rinnovabili, talvolta proteggendo gli animali in maniera decisa. Fa un pò sorridere no?

Per me l'uomo, come la natura stessa della vita è pieno di contraddizioni, qualcuno cerca di essere coerente, qualcun'altro se ne sbatte altamente, il problema è che la moltitudine incide così poco... l'esempio di alberi o galline volanti è lodevole, speriamo che a lungo termine sia un seme che poi cresce e dà i suoi frutti.

Io credo ancora fermamente che manchi un ponte tra l'estremismo ecologista, tra l'eremitismo di chi manda il mondo a quel paese perchè esasperato e l'uomo comune che non vede più in là del campionato europeo o di un serial tv. Forse la progettazione permaculturale dovrebbe occuparsi di questo: come far comunicare le greggi consumistiche con gli estremi baluardi nei boschi erti a difensori della natura, come far vedere alla moltitudine la bellezza, l'importanza anzi la NECESSITA'del contatto con il creato.
Ci si può permettere di avvicinarsi a queste tematiche con gradualità o deve essere un cambio drastico di vita? Nel progetto dell'Albero Volante vedo un bell'esempio nel voler accogliere dall'esterno, in un luogo un pò estremo, nel cuore di una vallata montana, vedo la volontà di ospitare persone per far provare l'ebrezza di una notte nel nulla o meglio nel tutto-ciò-di-cui-hai-veramente-bisogno ovvero pochissimo. Non c'è una chiusura cocciuta che rinnega la società, ma vedo un attivismo fatto di tanti gesti concreti, anche rimanendo legati alla vita sociale e politica sia del nuovo paese d'adozione sia della metropoli da cui arriva Paolo. Un voler vivere con poco ma trasmettendolo agli altri.

Prima la permacultura ha fatto nascere esperienze diverse, alternative, ha indicato una via, qualcuno l'ha percorsa, adesso non dovrebbe portare queste esperienze ai più? Quali figure potrebbero nascere per diffondere metodi, idee, concetti? I portali? Giornalisti ecologisti? le scuole?
Forse la vera rivoluzione non dovremmo solo farla con le piccole fattorie innovative, ma strappando i bambini e i ragazzi ad una scuola, suo malgrado, pessima. Facciamo una rivoluzione sull'educazione, sembra che i paesi nordici lo stiano facendo: asili in natura, abolizione di esami e test, più riguardo per la sensibilità, la cooperazione, e l'individualità.
Obiettivo: felicità e non competizione.
Forse con persone più felici ci sarebbero meno problemi di "ingordigia" come chiama Terzani le piaghe dell'arrivismo globale.

E nel frattempo faccio un enorme in bocca al lupo a Paolo, per il suo bellissimo e sentito progetto.