Nel nostro piccolo ci diamo da fare per cambiare il mondo! Anche una realtà piccola come la nostra, se spinta da persone che impiegano energie, tempo, passione ma anche guidate da fede nel futuro, e nel fatto che l’umanità sia in grado di cambiare, può dare il suo contributo in modo concreto anche ad alti livelli e non solo nel proprio orto.

ciclo produttivo

Abbiamo deciso di dare una seconda opportunità ad un vecchio progetto messo nel cassetto, inviandolo alla selezione del Simposio internazionale sul suolo e la nutrizione organizzato dalla FAO e ci hanno scelti, insieme ad altri 80 partecipanti.

 

Questo è il link se volete leggerlo,

https://www.fao.org/global-soil-partnership/areas-of-work/soil-fertility/poster-contest/en/#c904841

poster n. 158
Se il link non fosse più valido potete vedere il pdf allegato al fondo di questo articolo

Ovviamente è in inglese perché è rivolto a tutta la comunità scientifica e politica. E’ un modo per presentare delle idee innovative che possano dare degli imput concreti a ricerche più approfondite o ad applicazioni vere e proprie nell’economia reale.

Il nostro progetto riguarda nuove tecniche di pacciamatura che migliorano la fertilità del suolo attraverso l'uso circolare dei rifiuti vegetali agricoli.

Vi racconto come è nato questo progetto.

Nel 2016 mi sono imbarcata in un progetto enorme. Avevo visto la possibilità, tramite un bando europeo del PSR, di realizzare una ricerca scientifica sulle tecniche naturali utilizzate da piccole aziende agricole pioniere come la mia. Ho trovato come partner dei ricercatori di Roma del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) il CREA è il principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari. Uno di loro in particolare, il Dott. Claudio Beni, aveva realizzato un piccolo orto sinergico nel quale faceva sperimentazioni e analisi. Non poteva andare meglio! Ci siamo subito intesi, un po' come due outsider che si ritrovano. Si è quindi unita a noi anche la Dott.ssa Silvia Socciarelli con cui abbiamo intrapreso il colossale progetto di impostare la domanda di partecipazione al bando.
Si trattava di un bando sviluppato in 4 anni, del valore di 400.000 euro e coinvolgeva 10 piccole realtà proprio come il Bosco delle Galline Volanti e noi ne eravamo i capofila.

Dopo un anno ormai non ci speravamo più e invece la Regione ci comunica che il nostro progetto aveva superato la prima fase delle selezioni ed era stato ammesso alla seconda, era un’opportunità grandiosa. In questi bandi così complessi le domande vengono prima selezionate per la bontà del contenuto della ricerca e in seconda battuta per l’organizzazione e la fattibilità.

Quindi altri mesi di concitazione per progettare al meglio tutto. Ci è voluto un altro intero anno prima che la Regione desse il suo parere e, per una stupidaggine burocratica, questa seconda call non l’abbiamo passata

È stata una delusione cocente.

Era il primo bando che provavo a fare tutta da sola, a parte il supporto scientifico del CREA, e veramente per una sciocchezza legata a dei codici fiscali di alcune persone partecipanti, tutto il progetto è stato rifiutato.

Però io sono una persona difficile da abbattere, mi sono arrabbiata tantissimo per il fatto che una stupidaggine distruggesse un lavoro considerato anche dai tecnici che l’avevano selezionato, valido, eppure il mostro dei burocrati è sempre dietro l’angolo a tagliare le gambe di chi ha la speranza di cambiare il mondo in meglio.

Pazienza, con i ricercatori ci siamo detti di mettere il progetto nel cassetto e di aprirlo nel caso si fosse presentata qualche altra opportunità, proprio per non perdere tutto il lavoro fatto e soprattutto per l’utilità della ricerca che volevamo portare avanti.

E così eccoci qui nel 2022 a partecipare al simposio della FAO, questa volta il progetto è stato selezionato senza intoppi. Vediamo cosa ci porterà…

Mai smettere di sperare!!

Allegati:
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